Sbarcano in Italia Lucy e Glenn, i cani in grado di fiutare i tumori

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    L'olfatto dei cani in grado di captare tumori a stadi iniziali o non visibili dalle analisi

    Arrivano anche nel nostro Paese, alla Medical Detection Dogs Onlus di Pergine in Valsugana (Trentino), i cancer dogs, cani addestrati capaci di “fiutare” le malattie dell’uomo con una altissima capacità di precisione (attendibilità del 90%) ritenuta superiore ai normali esami diagnostici.

    Gli adorabili animali protagonisti di questa storia sono Lucy e Glenn, due splendidi esemplari di labrador, addestrati in Gran Bretagna nella struttura del famoso centro guidato dalla dr.ssa Claire Guest, esperta cinofila e CEO del Cancer and Bio-detection dogs che da più di un decennio studia l’uso dei cani nella diagnosi delle malattie. La struttura medicoveterinaria e scientifica della Guest da oltre 15 anni addestra cani proprio a tal scopo.

    I risultati delle ricerche britanniche sul cosiddetto “cane dottore” – pubblicati su riviste mediche internazionali (Lancet e British Medical Journal) e oggetto di convegni in tutto il mondo (anche a Milano, recentemente) – hanno da tempo dimostrato come i cani sarebbero capaci di diagnosticare, con il loro infallibile fiuto , malattie a stadi iniziali che nemmeno le analisi tradizionali riuscirebbero ad identificare. Nel caso del diabete, i cani sarebbero in grado di percepire i cali di zucchero nel sangue dei pazienti, mentre nei tumori, invece, capterebbero le cellule cancerose dal loro odore. Si tratta di una importantissima scoperta che spalanca le porte a possibilità di diagnosi precoci di tumori, diabeti di tipo 1, narcolessia e altre malattie.

    La dr.ssa Claire Guest al Cancer and Bio-detection dogs con Tangle, Cedar e Daisy.

    I due labrador addestrati in Gran Bretagna, Lucy e Glenn, giunti in Italia nel comune di Pergine in Valsugana (TN), sono ospiti della Medical Detection Dogs una Onlus (affiliata alla omonima associazione britannica) che si occupa di ricerca medica con l’uso dei cani e che ora li utilizzerà – oltre che per diffondere in Italia i risultati dell’utilizzo dei cani nella diagnosi delle malattie – anche in supporto a medici e laboratoristi nei casi di diagnosi dubbie oppure di situazioni sintomatiche avvertite dai pazienti ma non confermate dalle analisi tradizionali. Il labrador più grande, Lucy, una femmina nera di 6 anni (da anni impegnata in Gran Bretagna nell’attività di “diagnosi”) sarebbe capace di diagnosticare carcinomi alla vescica, alla prostata, ai polmoni e ai reni. L’altro labrador, Glenn, un cucciolo di 1 anno e mezzo, sta invece completando il suo addestramento proprio in Italia presso le strutture della MDD. L’analisi dei campioni da parte dei due cani avviene in un laboratorio appositamente attrezzato nella città trentina che ospita Lucy e Glenn: i cani fiuterebbero le urine congelate dei pazienti da dei supporti in alluminio, fermandosi in piedi e fissando l’addestratore quando il campione sottopostogli è negativo; sedendosi o sdraiandosi, invece, in quelli in cui hanno fiutato la presenza di cellule cancerose.

    La ricerca britannica, tuttavia, non è la prima sul tema.

    L’attitudine dei cani di individuare malattie era all’attenzione dei ricercatori della Kyushu University, in Giappone, già da qualche anno: in quel caso era stata Marine, una femmina di labrador di 8 anni, a scovare un paziente malato di cancro con una precisione del 98%!

    Un cancerdog in una dimostrazione a Milano (foto monzadogtrainer.com)

    Lo studio giapponese, condotto su 360 persone sottoposte a monitoraggio per diversi mesi, permise di accertare come i cani, appositamente addestrati, fossero in grado di riconoscere con il solo fiuto 12 tipologie di cancro e appurò altresì che la capacità del cane di individuare il cancro dall’alito dei pazienti si affinava con alte percentuali di precisione per i casi di tumore del colon retto in fase iniziale. Un risultato incredibile se si considera che uno dei più diffusi strumenti di diagnosi di questo tipo di tumore, l’analisi delle feci, arriva solo al 10% di precisione. Il sorprendente risultato di questi esperimenti confermò dunque la teoria che le cellule cancerose hanno un loro “odore”, percepito da alcune razze di cani fiutando le urine o l’alito dei pazienti. L’attenzione della ricerca giapponese è ora tutta rivolta alla “decifrazione” di questo odore, per la realizzazione in futuro di un macchinario in grado di “fiutare” il cancro in fase iniziale, proprio come i cani.

    In Italia, invece, è l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano, ad aver recentemente pubblicato i risultati di un’altra sperimentazione condotta utilizzando alcuni esemplari di pastore tedesco. La presentazione è avvenuta all’ultimo Congresso nazionale dell’Associazione urologi italiani. Lo studio, condotto in partnership con il Centro militare veterinario dell’Esercito e il Ministero della Difesa, si è concentrato sulla diagnosi del diffusissimo tumore alla prostata e avrebbe anche in questo caso accertato che cani opportunamente addestrati sarebbero in grado di fornire diagnosi percentualmente più affidabili dei test utilizzati in medicina.

    Lo studio sull’utilizzo dei “cani dottore” in medicina, tuttavia, non punta a sostituire i test diagnostici ordinariamente utilizzati, ma ad affiancarli nell’accertamento precoce, nei casi dubbi, di alcune gravi malattie.

    Dal caro Fido, dunque, non solo tanto amore e fedeltà, ma anche un preziosissimo ausilio nella diagnosi di malattie così mortali per l’uomo.

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    Fonte: Staibene.it

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