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Capaccio. Operazione a Catanzaro contro la ‘ndrangheta, indagato professionista di Capaccio-Paestum

CATANZARO. Maxi operazione antimafia condotta dalla Polizia di Stato, che ha dato esecuzione stamane ad un articolato provvedimento restrittivo, emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Dda, coordinata dal procuratore distrettuale Nicola Gratteri (nella foto) contro i clan Forastefano e Abbruzzese: 17 le persone arrestate, ritenute appartenenti o comunque vicine al clan di ‘ndrangheta Forastefano di Cassano all’Ionio (CS), accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, violenza privata, trasferimento fraudolento di valori e truffa, ipotesi di reato edelitti anche aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. In azione la squadra mobile di Catanzaro, Cosenza e il Servizio Centrale Operativo, con il supporto delle Questure di Salerno e Forlì-Cesena.

Tutti i dettagli sono stati resi noti, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del direttore centrale della polizia anticrimine, Francesco Messina; del direttore dello Sco, Fausto Lamparelli; dello stesso procuratore capo Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Capomolla e del questore di Cosenza, Giovanna Petrocca. L’indagine (c.d. ‘Kossa’, dall’antica denominazione di Cassano) ha ricostruito l’attuale operatività della cosca dei “Forastefano”, rigeneratasi dopo gli interventi giudiziaria intervenuti nel 2008, attraverso il consolidamento del proprio programma di penetrazione nel tessuto economico della Sibaritide, in particolare nel settore agroalimentare e in quello dei trasporti avvalendosi della “forza dell’intimidazione tipica dell’associazione mafiosa”.

IN CARCERE – Custodia cautelare detentiva per Pasquale Forastefano, 34 anni, detto “l’animale” reggente dell’omonima cosca di Cassano; Domenico Massa, 44, suo fidato “consigliori”, di San Lorenzo del Vallo; Luca Talarico, 36, imprenditore agricolo di Spezzano Albanese; Stefano Bevilacqua, 36, genero del superboss ergastolano di Cassano, Franco Abbruzzese; Gianfranco Arcidiacono, 36, parente e uomo di fiducia di Forastefano; Alessandro Forastefano, 30, titolare di un’azienda di trasporti e fratello del reggente del clan; Agostino Pignataro, 40, di Spezzano Albanese, uomo di raccordo della cosca con le aziende del settentrione d’Italia interessate ai trasporti da e per la Calabria; Nicola Abbruzzese, 42, detto “semiasse”, personaggio di spicco dell’omonima consorteria di Cassano; Antonio Antolino, 41 e Leonardo Falbo, 46, entrambi cassanesi e dipendenti di un’agenzia interinale utilizzata per truffare l’Inps per conto della cosca confederata facendo figurare come impegnati in lavori nei campi ben 173 finti braccianti agricoli.

AGLI ARRESTI DOMICILIARI – Disposti invece gli arresti domiciliari per Alessandro Arcidiacono, 51 anni, di Cassano, consulente di una nota famiglia proprietaria di centinaia di ettari di piantagioni di pesche convinta a cedere la gestione dei fondi rustici a una ditta “testa di legno” dei Forastefano riconducibile a Luca Talarico; Vincenzo Pesce, 54, di Cassano, coinvolto nelle truffe all’Inps; Giuseppe Bisantis, avvocato, 53 anni di Capaccio Paestum, ideatore di una fittizia azione risarcitoria promossa dal clan contro un’agenzia interinale; Damiano Elia, imprenditore agricolo di Cassano, ritenuto concorrente esterno nell’associazione mafiosa; Francesca Intrieri, 29, di Castiglione Cosentino, segretaria dell’azienda di Talarico, coinvolta nella presunta truffa all’Inps; Saverio Lento, 62, di Altomonte, uomo della cosca Forastefano e Andrea Elia, 41, di Cassano.

INDAGATI A PIEDE LIBERO – Luca Laino, 37 anni, residente a Cassano Allo Ionio; Cosimo D’Ambra, 49 anni, residente a San Lorenzo del Vallo; Antonio Falabella, 55 anni, di Cassano Allo Ionio; Domenico Forastefano, 57 anni, di Cassano Allo Ionio; Roberto Forastefano, 22 anni, di Cassano Allo Ionio; Silvio Forastefano, 34 anni, di Cassano Allo Ionio; Francesco Orsino, 50 anni, residente a Corigliano-Rossano; Fabrizio Lento, 37 anni, residente ad Altomonte; Leonardo Abbruzzese, 36 anni, di Cassano Allo Ionio; Rosaria Vitola, 47 anni, residente a Cassano Allo Ionio; Enzo Gencarelli, 45 anni, residente a Corigliano-Rossano; Claudio Abritta, 54 anni, di Fagnano Castello; Paolo Partepilo, 41 anni, residente a Trebisacce.

IL RUOLO DELL’AVVOCATO CAPACCESE – Tra i destinatari delle misure cautelari nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro, che ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta della Sibaritide, c’è anche un avvocato capaccese, Giuseppe Bisantis, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Per il gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro firmataria dell’ordinanza, Paola Ciriaco, il legale salernitano, pur non essendo inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell’associazione mafiosa, “ha fornito tuttavia un concreto, consapevole e volontario contributo per la conservazione e il rafforzamento delle capacità organizzative del clan”.

Bisantis, presentato ai capi dell’associazione da Luca Laino, avrebbe assunto il ruolo di legale dell’associazione, con un ruolo centrale nella perpetrazione delle truffe nel settore agricolo. Secondo gli inquirenti, infatti, dal mese di dicembre 2018, avrebbe pianificato la strategia da adottare per sottrarsi, in maniera fraudolenta, al pagamento delle fatture emesse dall’Alma S.p.a. per il servizio di somministrazione lavoro, finendo con citare in giudizio l’agenzia interinale ed avanzare una richiesta di risarcimento danni in nome e per conto dell’Azienda agricola Talarico Luca, pretestuosamente, motivata sulla scorta di millantati danni arrecati alle colture dell’incompetenza tecnica degli operai somministrati, avendo però sempre come obiettivo primario quello di porre Talarico al riparo da possibili conseguenze penali, come espressamente richiestogli dallo stesso boss Pasquale Forastefano.

Le dichiarazioni del procuratore – “È un territorio molto vasto e purtroppo per decenni c’è stata poca presenza, in termini numerici, di forze dell’ordine e magistratura”. Lo ha detto Nicola Gratteri, procuratore capo della Dda di Catanzaro, in riferimento all’operazione Kossa, che ha portato oggi all’arresto di 17 persone nella Sibaritide appartenente al clan Forastefano. “In questa indagine non ci sono stati collaboratori di giustizia, ed è stata ancora più difficile, ma abbiamo capito che era importante agire, perché questa famiglia di ‘ndrangheta aveva l’ossessione del controllo del territorio – ha detto ancora Gratteri – e si interessava al mondo dell’agricoltura perché è un settore molto redditizio, per i contributi europei e regionali, e anche per la possibilità di assumere operai, che poi voteranno e ci sarà il ritorno sulla richiesta del voto. E poi si organizzano le imprese per il trasporto dei prodotti verso il Nord”. La ‘ndrangheta che si evolve e cresce, ha aggiunto, “entrando nell’imprenditoria ha bisogno del mondo delle professioni che ha abbassato di molto l’etica, la morale, ed è prono ai servigi all’imprenditoria mafiosa”.

La denuncia delle vittime –Le vittime, a differenza di altre operazioni, hanno denunciato e collaborato con le autorità” ha spiegato invece il procuratore aggiunto, Vincenzo Capomolla. Un aiuto importante visto che la cosca “si avvale di di servizi quotidiani che afferiscono all’utilizzo di manodopera attraverso agenzie interinali”. “Il clan – continua – ha usato questi dipendenti per concludere truffe ai danni delle stesse agenzia, e anche dell’Inps. Il meccanismo sofisticato ha portato anche all’uso distorto degli ammortizzatori sociali”.

Il sequestro di terrenti, quote societarie, imprese ecc per un valore di 10 milioni di euro – Con la ordinanza eseguita in data odierna è stato disposto anche il sequestro preventivo di terreni, fabbricati, quote societarie, imprese individuali e autovetture riconducibili a membri della famiglia Forastefano o ai loro prestanome, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. 

L’azione del sodalizio nell’area della Sibaritide – L’azione del sodalizio si è concretizzata a danno degli altri imprenditori che operano nel settore agroalimentare nell’area della Sibaritide tra le quali anche un’azienda, con sede nella provincia di Ferrara, di livello europeo nel campo della commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, il cui rappresentante legale, con riferimento alle attività imprenditoriali avviate dall’azienda ferrarese nella Sibaritide, è risultato vittima di una lunga serie di vessazioni consistite in ripetute richieste in denaro per servizi di guardiania e arbitrarie maggiorazioni di corrispettivi contrattuali ottenute anche mediante minacce esplicite di ritorsioni.

La gestione della cosca di alcune aziende – L’operatività della consorteria criminale si è espressa anche subentrando direttamente nella gestione delle aziende tramite le imprese di riferimento e riconducibili agli esponenti del sodalizio, che, all’occorrenza risolvevano le trattative sindacali con intimidazioni finalizzate a silenziare i sindacalisti che osavano sollevare obiezioni negli interessi dei lavoratori. La forza di intimidazione del sodalizio criminale dei Forastefano ha generato un diffuso timore tra gli operatori commerciali e gli imprenditori vittime di estorsioni, per godere della “protezione” delle loro attività economiche e beni aziendali. Si tratta di un sodalizio che estende la sua influenza su un territorio caratterizzato, in tempi recenti da una sequenza di vicende omicidiarie, che denota la pericolosità della criminalità operante nell’area.

Truffe sistematiche ai danni dell’INPS – A fronte degli imprenditori che, a differenza del passato, hanno denunciato le vessazioni subite, altri sono stati cooptati, a vario titolo, dal sodalizio, anche per programmare e consumare, avvalendosi delle società da questi gestite nel settore agricolo, sistematiche truffe ai danni dell’INPS, con l’apparente rappresentazione di rapporti di lavoro fittizi, fonte di finanziamento del sodalizio medesimo.

Le mire della cosca nel settore autotrasporti – Le mire imprenditoriali si sono estese inoltre al settore degli autotrasporti, monopolizzato grazie a un “cartello” di ditte riconducibili, direttamente o indirettamente, al clan e votato all’acquisizione, spesso forzosa, delle commesse di altri operatori del settore. Una penetrazione quasi totalizzante nel tessuto sociale ed economico della zona, resa possibile anche dalla pax mafiosa stipulata con gli storici rivali con i quali si sono in passato contrapposti per il controllo criminale. Il superamento della antica contrapposizione è, plasticamente, evidenziato dalla consumazione di alcuni reati di estorsione e truffa nei quali concorrono soggetti che gravitano nei contesti delle storiche consorteria un tempo avversarie.

In rete con il sodalizio di ‘ndrangheta anche professionisti e imprenditori – L’indagine ha, ancora una volta, registrato la necessaria cooperazione, al fine del perseguimento del programma del sodalizio di ‘ndrangheta, da parte di professionisti e imprenditori per i quali è stato ipotizzato il concorso esterno in associazione mafiosa, per avere, in particolare i professionisti (un avvocato e un commercialista), assunto il ruolo che può definirsi di “consigliori”, lasciandosi coinvolgere nell’attività degli esponenti del sodalizio di ‘ndrangheta, fornendo consigli, pareri ed assistenza contra legem, suggerendo sistemi e modalità di elusione fraudolenti, funzionali a conseguire gli scopi dell’associazione stessa.

Fonte:Comunicato Stampa

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Scritto da su Feb 16 2021. Archiviato come News, Primo Piano. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti sono temporaneamente chiusi, ma puoi usare il trackback dal tuo sito









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