Sesso in macchina? 3 anni di reclusione e giustizia è fatta…

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    Il più grande insegnamento che la nostra nazione ha sempre saputo donarci è ridere, ridere come disarmati consapevoli dell’inutilità delle proprie guerre. Vivere in Italia, spesso, assume i connotati del paradosso; è come osservare un’opera di Escher: i principi appaiono distrutti, la logica capovolta, eppure qualcosa ti affascina, ma capisci presto che si tratta solo di un inganno.

    L’ultima geniale contraddizione made in Italy nasce da una recente sentenza della Corte di Cassazione che recita testualmente <<praticare attività sessuale che comporti qualsiasi tipo di nudità, è di per sé da considerarsi un’offesa al pudore ed alla pubblica decenza in qualsiasi condizione, anche se si è in luoghi isolati e non illuminati, in quanto sono sempre da considerare luoghi pubblici, e quindi fruibili da tutti i cittadini, bambini e minorenni compresi>>. Tutto condivisibile se non fosse che per i trasgressori è prevista una pena fino ai 3 anni di reclusione.

    La vicenda ha inizio quando una coppia viene scoperta ad amoreggiare in auto. I Carabinieri li sorprendono a consumare un rapporto completo nel parcheggio di una discoteca (alle 3 del mattino). La sentenza di primo grado del Tribunale di Arezzo è stata ribaltata da quella della Corte di Cassazione, che li ha condannati, appunto, a 3 anni.

    Senza scomodare lunghe dissertazioni psicologiche e sociologiche, che parlerebbero probabilmente, di eccessiva coercizione dei cittadini e di induzione esasperata alla repressione delle pulsioni; senza dilungarci sui condannati che non riescono a scontare tutte le loro pene nelle carceri perché molte delle nostre strutture sono in stato di degrado e sovraffollamento, ci limitiamo a fornire solo alcuni dati a nostro parere significativi.

    Si tratta di numeri forniti, qualche tempo fa, da Ettore Ferrara (capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) alla Commissione affari costituzionali della Camera. Si rivolgono all’effettiva permanenza media dei condannati italiani. Numeri medi, che sommano il periodo medio trascorso in custodia cautelare con quello medio in esecuzione di pena. Da notare che le statistiche sono state compilate senza tener conto dei dati relativi all’indulto, quindi fotografano la situazione “reale”.

    Abbiamo così 13 giorni appena per immigrazione clandestina, meno di un anno per furto, meno di due anni per rapina a mano armata, tre anni e mezzo per traffico di droga, poco più di due anni per violenza sessuale, tre anni per mafia, otto anni per assassinio o sequestro di persona.

    Questo vorrà dire che, se la condanna ai due giovani lussuriosi dovesse essere fatta rispettare fino in fondo, lo stato italiano punisce, con poco più di 2 anni di reclusione chi stupra per strada una passante qualunque e con 3 anni chi fa sesso con la sua donna nella sua auto; per cui se la mancanza di pudore è pericolosa quanto un mafioso, si può tranquillamente affermare che il noto modo di dire napoletano <<ma và arubbà che è mmeglio>> ha acquisito un significato letterale.


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