Home Attualità Società in trasformazione: impatti e riflessioni sulle nuove abitudini digitali

Società in trasformazione: impatti e riflessioni sulle nuove abitudini digitali

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Da circa 3 anni, in quello che viene definito “post pandemia”, qualcosa è cambiato nella nostra Società: la digitalizzazione ha accelerato, coinvolgendo anche il settore pubblico, mentre ancora, le persone hanno modificato le loro abitudini.

 Innanzitutto, ci affidiamo molto di più al Web rispetto a prima, utilizzandone appieno le funzioni che ci offre. Questo significa che vengono preferiti gli strumenti virtuali a quelli fisici, in presenza. Un esempio è riscontrabile nell’aumento di iscrizioni ai corsi online, oggi preferiti a quelli in presenza e ancora, l’aumento delle letture di giornali online con incremento degli abbonamenti alle più famose testate giornalistiche.

Ancora importante citare il settore dell’intrattenimento digitale che ha sicuramente giovato del cambio di abitudini degli italiani, registrando un aumento di utenti per quanto riguarda i videogameed i giochi online. Tante sono le possibilità di svago fra app di giochi per smartphone, portali e videogame. Possiamo trovare anche giochi a tema ambientale per una diffusione di maggiore coscienza su argomenti oggi molto dibattuti, oppure le avventure grafiche in cui le storie sono molte vicine a quelle dei film o dei libri, oppure altro ancora sono le nicchie, come nel caso dei giochi come le slot di Gates of Olympus o i puzzle game che non passano mai di moda, come Tetris o Pacman.

Lo shopping ed il commercio elettronico sono diventati poi ancora più forti di prima.

Gli E-commerce sono in forte espansione: evitano lunghe code, permettono metodi di pagamento più differenziati, come il pagamento con Scalapay che offre soluzioni dilazionate e infine offrono una vasta scelta di prodotti non sempre reperibili nei negozi tradizionali.

Possiamo anche dire, in merito a quest’ultimo punto, che lo shopping online, non sempre penalizza i piccoli produttori: non se il piccolo produttore apre un E-commerce a sua volta, avendo così anche la possibilità di ampliare il proprio target di riferimento e aumentando il suo business.

In quest’ottica gli e-commerce possono aiutare anche le piccole imprese locali e le microeconomie ad evolvere.

Food delivery, accesso digitale agli sportelli pubblici e smartworking: 3 abitudini consolidate.

Fra le nuove abitudini, ormai possiamo dire consolidate, troviamo sicuramente il Food delivery e la spesa online, ma anche l’utilizzo di strumenti pubblici digitali. Discorso più complesso per lo smartworking (amato e odiato allo stesso tempo) che sta venendo ridimensionato in Italia dalle nuove leggi.

Il Food delivery, già presente pre-pandemia, è oggi diventata un’abitudine per moltissimi italiani. Soprattutto nei week end, vediamo le strade delle nostre città invase da “rider” intenti a consegnare cibo a domicilio nelle nostre case. Glovo, Deliveroo, Just eat, Uber Eat, sono tante le app che ci permettono di ordinare comodamente da casa golosità dolci e salate o addirittura fare la spesa a domicilio dai supermercati della zona.

Ancora Amazon Fresh è una delle piattaforme più utilizzate per la spesa, con la possibilità di consegna a fasce orarie da diversi supermercati, con sconti dedicati.

Il Food delivery nel 2019 è cresciuto nel 56 % rispetto l’anno precedente ed è ancora incrementato in questi anni post pandemici. (Osservatorio Just Eat). Si stima un business per oltre un miliardo di euro che vede in testa Roma, seguita da Milano e Bologna come città che ordinano di più online.

Il nuovo volto della ristorazione quindi, sul quale possiamo dire che, offre sicuramente valide soluzioni, anche più economiche per coloro che vogliono togliersi degli sfizi comodamente da casa. La riflessione principale va a toccare la convivialità degli italiani: siamo passati dal ristorante, luogo degli appuntamenti, delle cene galanti e delle cene fra colleghi, alla “cena in casa” con le stesse persone, come quasi a significare che oggi si preferisce condividere sì, ma con pochi, senza trovarsi nelle sale affollate dei locali il sabato sera. Un “cambio di rotta” cross generazionale che tocca tutti.

Lo smart working è la terza abitudine più consolidata, che vede i lavoratori impegnati da casa, ma c’è chi questa modalità proprio la odia e chi invece non ne farebbe più a meno. Oggi lo smartworking rimane come tendenza per molte start up di giovani imprenditori, che hanno “svecchiato” le modalità tipiche di lavoro degli Anni 60, tipiche della generazione precedente. Il ritmo casa-ufficio con orari rigidi e prestabiliti sembra andar stretto a molti.

 Lavorare in smart working è una possibilità per colore che svolgono professioni moderne come quelle digitali, perché permette di non essere vincolato a luoghi ed orari, ma di lavorare su scadenze e progetti, sfruttando anche spazi di co-workingattrezzati, per coloro che non voglio lavorare in solitudine da casa. Inoltre, questa modalità permette di risparmiare sulle emissioni di Co2 nelle nostre città, slegandoci dal concetto di “orari di punta” nei quali è impossibile muoversi per le strade cittadine. Questa modalità, molto usata nel Nord Europa e negli Stati Uniti è forse la cosa migliore che ci resta dalla pandemia: non obbliga alla solitudine, ma ridisegna semplicemente i ritmi quotidiani, permettendo alle persone di sperimentare più tempo libero per sé stessi.

Lo smart working va di pari passo alla formazione online, già menzionata che offre le stesse possibilità del lavoro da casa. Tuttavia gli italiani non rinunciano alle iniziative culturali in presenza, come rassegne, seminari, proiezioni di film nelle piazze, ed eventi alla scoperta del territorio per informarsi meglio, tutte iniziative che hanno ripreso nella normalità, accolte con entusiasmo.

 

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