Un consenso ampio ottenuto alle urne, una maggioranza che sembrava garantire stabilità e cinque anni di governo davanti. È bastato poco più di un anno perché quel progetto politico si sgretolasse.
L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Paolino arriva anticipatamente al capolinea: nove consiglieri comunali hanno sottoscritto davanti al notaio le dimissioni contestuali, determinando la fine dell’esperienza amministrativa iniziata nel maggio 2025.
A firmare l’atto sono stati Angelo Quaglia, Antonio Agresti, Igor Ciliberti, Maria Rosaria Giuliano, Antonio Mastrandrea, Gianmarco Scairati, Eustachio Voza, Adele Renna e Simona Corradino. Un numero sufficiente a determinare lo scioglimento del Consiglio comunale.
Dal 57% alla perdita della maggioranza
Il dato politico è difficile da ignorare. Paolino era stato eletto al primo turno con il 57,63% dei voti, sostenuto da una coalizione che gli aveva consegnato una solida base politica per amministrare Capaccio Paestum.
Quindici mesi dopo, quella maggioranza non esiste più.
Ed è proprio la rapidità con cui si è consumata la crisi a rappresentare il punto politicamente più pesante dell’intera vicenda. Non si tratta semplicemente dello scontro fisiologico tra maggioranza e opposizione: la rottura è maturata anche dentro lo stesso schieramento che aveva portato Paolino alla guida della città.
Quando un sindaco eletto con una maggioranza così netta perde in poco più di un anno una parte determinante della propria compagine consiliare, diventa inevitabile interrogarsi non soltanto sulle responsabilità dei consiglieri che hanno deciso di interrompere l’esperienza, ma anche sulla capacità del primo cittadino di tenere insieme la propria maggioranza e costruire una sintesi politica.
Una crisi che non nasce ieri
D’altra parte, i segnali di difficoltà erano diventati evidenti già da tempo.
Le tensioni politiche si erano progressivamente sommate alle difficoltà emerse in Consiglio comunale, fino alla mancata approvazione di importanti provvedimenti finanziari. Sullo sfondo, diverse questioni che hanno caratterizzato questi quindici mesi: dalla gestione della stagione turistica ai rapporti con gli uffici comunali, dalla vicenda dell’Azienda Speciale Paistom fino al tormentato percorso del Piano Urbanistico Comunale, prima adottato e successivamente revocato.
Una sequenza che ha restituito progressivamente l’immagine di una maggioranza sempre meno compatta e di un progetto amministrativo incapace di ritrovare un equilibrio politico.
Particolarmente pesanti sono poi le motivazioni rese pubbliche dalla consigliera Adele Renna, che ha parlato di una scelta sofferta maturata dopo mesi di tentativi di confronto, contestando al sindaco una gestione ritenuta eccessivamente accentratrice.
Sono valutazioni politiche dei firmatari, naturalmente, e come tali dovranno essere confrontate con la versione di Paolino. Ma nove firme rappresentano un dato politico che difficilmente può essere liquidato come una semplice incomprensione interna.
Il fallimento è prima di tutto politico
La caduta anticipata di un’amministrazione rappresenta sempre una sconfitta collettiva per la politica locale. Ma chi governa porta inevitabilmente una responsabilità maggiore: il sindaco non è soltanto il capo dell’amministrazione, è anche il punto di equilibrio della propria maggioranza.
Ed è qui che la vicenda Paolino assume il significato più netto.
Un’amministrazione nata con oltre il 57% dei consensi non è stata travolta da una mozione delle opposizioni dopo quattro anni di governo. È implosa dopo appena quindici mesi, perdendo pezzi della stessa coalizione che avrebbe dovuto sostenerla per l’intera consiliatura.
Il giudizio definitivo sull’attività amministrativa spetterà naturalmente ai cittadini. Ma sul piano politico un fatto è già scritto: Paolino non è riuscito a preservare la maggioranza necessaria per portare avanti il mandato ricevuto dagli elettori.
Ora il commissariamento
Per Capaccio Paestum si apre così la fase che condurrà allo scioglimento del Consiglio comunale e alla gestione commissariale dell’ente, in attesa del ritorno alle urne.
Ed è probabilmente questa la conseguenza più amara per la città: dopo appena quindici mesi dall’ultima consultazione elettorale, un territorio complesso e strategico come Capaccio Paestum dovrà affrontare nuovamente una fase di transizione istituzionale.
Paolino aveva ricevuto dagli elettori un mandato forte. La politica gli chiedeva di trasformarlo in stabilità e capacità di governo. Quella stabilità è durata poco più di un anno.
Ora saranno le prossime settimane a chiarire responsabilità, alleanze e nuovi scenari. Ma una domanda accompagnerà inevitabilmente il dibattito politico: come è stato possibile passare, in appena quindici mesi, da una vittoria al primo turno con oltre il 57% dei voti alla fine anticipata dell’amministrazione?
È da quella risposta che, probabilmente, inizierà già la prossima campagna elettorale di Capaccio Paestum.

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