Ufficio chiuso al pubblico fino al 6 novembre per assenza di personale. Dopo le criticità già segnalate nei mesi scorsi, torna il problema della continuità dei servizi.
Ad Albanella cambia il mese, ma il problema resta: i cittadini si ritrovano nuovamente a fare i conti con un servizio comunale non accessibile. Secondo quanto riportato da Voce di Strada, il Comune ha comunicato che l’Ufficio Anagrafe resterà chiuso al pubblico fino al prossimo 6 novembre, a causa dell’assenza delle unità di personale dipendente.
Una comunicazione che informa della chiusura, ma lascia aperta la domanda più importante: che cosa ha fatto l’amministrazione Josca per evitare che la carenza di personale continuasse a ricadere sulla cittadinanza? NULLA!
Il tema era già stato sollevato nei mesi scorsi, con le segnalazioni relative alla riduzione delle aperture e alle chiusure dell’Anagrafe di Matinella. Già allora, al centro delle critiche, c’erano la disponibilità insufficiente di personale e la gestione del ricambio conseguente ai pensionamenti.
Oggi arriva un nuovo annuncio di chiusura: l’ennesimo episodio che certificherebbe una mera INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO?
I pensionamenti sono eventi programmabili. Quali sostituzioni sono state programmate? Quali soluzioni organizzative sono state attivate? Come si garantisce l’accesso ai servizi quando il personale disponibile è assente?
L’avviso di chiusura, da solo, non risponde a nessuna di queste domande.
Chi amministra deve spiegare come intende affrontare le criticità, indicando interventi, responsabilità e tempi. La formula “manca il personale” descrive una difficoltà; non può diventare la risposta definitiva ogni volta che uno sportello chiude.
A pagare dazio sono sempre i cittadini: chi deve organizzare una pratica, chi prende un permesso dal lavoro, chi accompagna un familiare anziano, chi ha difficoltà a spostarsi o a utilizzare i servizi digitali. Una chiusura può tradursi in rinvii, ulteriori spostamenti e tempo perso. Dietro uno sportello ci sono necessità concrete, che non si sospendono insieme all’apertura al pubblico.
La responsabilità politica dell’amministrazione Josca va valutata proprio su questo terreno: la capacità di assicurare servizi continuativi e di prevenire problemi già conosciuti. Il ripetersi delle criticità alimenta un giudizio severo sull’efficacia della programmazione e sulla capacità di superare una gestione fatta di soluzioni temporanee e nuovi stop.
Riaprire il 6 novembre non basta: occorre spiegare come si impedirà la prossima chiusura.
È qui che si misura la distanza tra amministrare e limitarsi a comunicare un disservizio. I cittadini hanno diritto a risposte e servizi funzionanti. Non possono continuare a sostenere il costo di un problema organizzativo che torna, puntualmente, a presentarsi.

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