Meno sale più vita!

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    saleSe si riuscisse a convincere le persone a ridurre l’assunzione giornaliera di sale di appena tre grammi, si potrebbe evitare un gran numero di ictus, infarti del miocardio e decessi correlati agli eventi cardiovascolari, ottenendo anche un enorme risparmio nei conti della sanità. Lo afferma uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine ad opera di Kirsten Bibbins-Domingo dell’University of California di San Francisco e dei suoi collaboratori. Lo studio ha anche effettuato un calcolo di quanti sarebbero gli eventi sfavorevoli che la riduzione di sale potrebbe evitare in un paese come gli Stati Uniti: fino a 99 mila infarti in meno, 66 mila ictus in meno, 92 mila morti in meno. Basterebbe comunque anche la riduzione di un solo grammo di sale al giorno per garantire una drastica riduzione di tali eventi sfavorevoli, con un miglioramento significativo della salute pubblica.
    Lo studio americano indica poi quali sono le fasce di popolazione che potrebbero giovarsi maggiormente di tale riduzione del sale nei cibi. Ad esempio, tra le donne ci sarebbe circa il 15 per cento in meno di ictus; tra le persone di età compresa fra i 35 e i 64 anni la mortalità si ridurrebbe del sei per cento. È anche interessante notare che la riduzione di tre grammi del sale assunto giornalmente avrebbe lo stesso beneficio sulla mortalità della popolazione del trattamento farmacologico dell’ipertensione di tutti i soggetti affetti da questa condizione. Un cambiamento nello stile di vita che avrebbe dunque lo stesso effetto di una vera e propria cura medica.
    Purtroppo, però, riuscire a raggiungere questo obiettivo non è facile quanto potrebbe sembrare, dal momento che i cambiamenti degli stili di vita di una popolazione sono abbastanza complessi da raggiungere. Sarebbero necessarie azioni multiple e contemporanee: a livello del singolo individuo, ma anche azioni di sensibilizzazione sociale, oltre che nuove norme, ad esempio per i produttori di cibi confezionati. Si sa infatti che ben oltre la metà del sale ingerito da ciascuna persona proviene da cibi preparati dall’industria e solo una piccola parte viene invece aggiunta durante la lavorazione casalinga. E comunque le papille gustative dell’intero mondo occidentale sembrano essersi talmente abituate al sapore del sale, che i consumi individuali possono arrivare a superare anche i 10 grammi al giorno, quando la dose raccomandata sarebbe di poco oltre i cinque grammi, che diventano addirittura circa tre e mezzo per chi soffre di ipertensione o per chi ha comunque superato i 40 anni.Ma una speranza forse c’è, come ha dimostrato un programma di riduzione del dieci per cento del sale presente nei cibi confezionati, realizzato in Gran Bretagna in un periodo di quattro anni. E non c’è stata la temuta riduzione del consumo di questi cibi: sembra che alla fine le persone abbiano finito per abituarsi al sapore leggermente più insipido, fino a considerarlo normale.


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