Sanità, neonati a rischio vaccino!

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    di Gerardo Picilli.

    Cari Lettori,
    ho ricevuto una mail di un’amica (che chiamerò fantasiosamente Giulia) la quale mi sottopone una problematica molto sentita da più neo-genitori, ma quest’ultima segnalazione, incisiva e chiara, mi ha dato la spinta di affrontarlo e sottoporlo a tutti voi. Il tema fondamentale è quello, come si evince dal titolo, della sanità che con la carenza di vaccini per i neonati, mette a serio rischio il loro cammino verso la vita salutare. I distretti interpellati (i cui nomi è sono omessi) sono della regione Campagna (il terzo) e della regione Lombardia (i primi due). Lascio a voi il libero arbitrio del commento.


    BebèEgregio direttore,
    Sono la madre di un bimbo di 3 mesi, compiuti il 21 febbraio, al quale non è ancora stata effettuata la prima vaccinazione, generalmente praticata sui nuovi nati entro i due mesi e mezzo di vita. La prassi vuole che i genitori, a due mesi di vita del bimbo, ricevano l’invito a recarsi, entro i successivi 15 giorni, presso il distratto sanitario di competenza affinché il bimbo riceva la vaccinazione esavalente. (Si legge sul sito del ministero della salute alla pagina di seguito riportata, link che secondo il calendario stabilito, entro il terzo mese di vita del bambino – e per tale si intende il periodo che va dal 61esimo giorno di vita fino al 90esimo – vanno somministrate:

    DTaP: vaccinazione antidifterico-tetanico-pertossica
    IPV: vaccino antipoliomielitico iniettabile – inattivato
    HB: vaccino antiepatite B
    Hib: vaccino contro le infezioni invasive da Haemophilus influenzae b)

    Essendo trascorso tale periodo di tempo ho chiamato, nell’ordine, il distretto sanitario di competenza, quello vicino e un distretto sanitario che, voci attendibili, dicevano continuasse ad erogare il servizio di vaccinazione dell’età evolutiva. L’infermiera del primo distretto mi ha informata che il servizio di vaccinazione (sia per i nuovi nati che per i bambini che devono effettuare i richiamai successivi) è fermo ai primi giorni di gennaio, periodo in cui sono terminate le scorte e non sono più state integrate. Mi rassicura dicendo che il ritardo nella somministrazione del vaccino ai nuovi nati non è grave almeno non quanto lo sia per i bimbi che devono ricevere i richiami successivi. Mi viene detto che forse la situazione sta per sbloccarsi e che se non ricevo notizie nei prossimi 10 giorni, dovrò richiamare.

    L’addetto del secondo distretto aggiunge che sono fermi a due mesi fa (hanno terminato prima le scorte), che qualche vaccinazione la stanno effettuando aggiungendo il vaccino contro il tetano alla pentavalente (insomma un rimedio alternativo alla esavalente), che appena le scorte saranno ripristinate si comincerà a chiamare nell’ordine in cui il servizio è stato interrotto. Ciò significa che se non incrementeranno i tempi di erogazione, dovrò aspettare almeno un mese e mezzo cosicché la prima vaccinazione di mio figlio avverrà nel periodo in cui avrebbe dovuto fare il primo richiamo: 5 mesi.

    L’addetto del terzo distretto, mi spiega che la casa farmaceutica che avrebbe dovuto consegnare i vaccini è in forte ritardo perchè impegnata anche nella produzione del vaccino per l’influenza H1n1. Tale distretto sta comunque continuando a fornire il servizio in quanto non hanno finito le scorte. Mi dice che posso aspettare ancora un pò ma non troppo a lungo (non più di tre mesi) e se il vaccino non dovesse essere fornito dall’asl, dovrei acquistarlo.

    Ho chiesto informazioni anche al pediatra che ha in cura mio figlio, mi ha risposto:”sono in ritardo con la somministrazione”!

    Sembrerebbe, quindi, che l’unica possibilità per effettuare la vaccinazione obbligatoria del bimbo sia quella di sborsare del denaro e acquistarlo.

    FarmaciaChiamo qualche farmacista della zona: il primo mi dice che non ha mai trattato il prodotto (vaccino esavalente) però con l’impegnativa del medico nel giro di due ore potrebbe farmelo avere; il secondo deve informarsi ma pensa di potermelo vendere; il terzo vuole che il pediatra individui il vaccino da somministrare e poi me lo procurerà; il quarto mi dice che i distretti sanitari sono i primi ad essere forniti, pertanto se essi non ne dispongono non ce ne saranno neppure per le farmacie.

    Concludendo, quali alternative ci sono?

    Attendere che il vaccino venga fornito, con tempi più o meno lunghi e comunque non attualmente determinabili e soprattutto non sapendo quali rischi ciò comporta per la salute del bambino, oppure tentare l’acquisto, quasi selvaggio del prodotto, sperando che qualcuno lo possa somministrare.

    Infine, preciso che, scrivo questa mail dopo aver raccolto sommariamente le informazione contenute, – sottraendo tempo prezioso da dedicare al mio bambino, il quale tuttavia non ha bisogno solo di essere alimentato ogni tre ore ma anche che gli vengano garantiti i servizi essenziali alla sua vita -, per sollecitare l’attenzione sul fatto che tutto il tempo non speso per migliorare o almeno garantire lo stato preesistente dei servizi, può comportare il verificarsi di problematiche che si ripercuotono inesorabilmente sulla vita di ogni singolo cittadino.

    Mi chiedo perché si possa giungere fino a rovinare ciò che precedentemente funzionava.

    Perchè effettuare delle scelte fondamentali per la salute ed il benessere dei cittadini che comportano conseguenze in senso contrario.

    Allora, non sarebbe meglio tornare a parlare dei bisogni dell’uomo che si dovrebbe cercare di tutelare?

    Non dovrebbe essere questo che spinge un essere umano a decidere di occuparsi del destino di tanti?

    La saluto e le auguro di continuare sempre a svolgere il suo lavoro con un’attenzione particolare all’uomo e ai suoi bisogni fondamentali.

    Giulia

     

    Ps: la mail è stata inviata al Direttore di radio 24 ed inoltrata a questo sito.


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