29 ottobre: giornata mondiale dell’ictus cerebrale

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    Oggi 29 ottobre ricorre la “Giornata mondiale dell’ictus cerebrale” il cui slogan, quest’anno, è “One in Six”: al mondo una persona ogni sei secondi, indipendentemente dall’età o dal sesso, viene colpita da ictus. Ogni anno, infatti, quasi sei milioni di persone muoiono di ictus, che è la seconda causa di morte per le persone di età superiore ai 60 anni: in Italia ogni giorno l’ictus colpisce circa 660 persone. 
    Importanti, nella lotta a questo evento fortemente invalidante, sono la prevenzione e la corretta conoscenza della malattia, dei suoi sintomi e delle sue cure.
    L’ictus cerebrale è l’evento che si manifesta in seguito all’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale, generalmente provocata da un’eccessiva pressione arteriosa. Nel primo caso, si parla di ischemia cerebrale, o di ictus ischemico, che rappresenta l’85% di tutti i casi di ictus cerebrale. L’arteria si può chiudere perché si forma al suo interno un trombo, o coaguli di sangue, oppure perché viene raggiunta da altri coaguli detti emboli che partono dal cuore o dalle grosse arterie del collo (embolia cerebrale). Infine, l’occlusione di un’arteria cerebrale può essere provocata da un’irregolarità preesistente della parete dell’arteria stessa. In tutti questi casi, le cellule cerebrali smettono di ricevere ossigeno e nutrimento, perdendo le loro funzioni e andando incontro a sofferenza e alla morte.
    Nel caso di rottura di un’arteria cerebrale si parla, invece, di emorragia cerebrale, in quanto le cellule nervose del cervello, oltre a non ricevere più sangue, sono compresse dal sangue fuoriuscito dall’arteria e a rischio di infezioni.
    L’ictus cerebrale è la causa più frequente di disabilità in persone adulte e una delle più frequenti cause di morte: due terzi dei casi si verificano sopra i 65 anni, ma possono essere colpite anche persone giovani. I sintomi sono dovuti alla perdita transitoria o permanente di determinate funzioni cerebrali e dipendono dalla localizzazione del danneggiamento all’interno del sistema nervoso centrale.
    L’evento acuto in genere si manifesta solo nella parte destra o nella parte sinistra del cervello, e anche i sintomi spesso includono la perdita della sensibilità o la paralisi in un solo lato del corpo o del viso, la perdita della vista nel campo visivo sinistro o destro, la visione sdoppiata, difficoltà del linguaggio o della articolazione delle parole, vertigini, vomito e perdita della coscienza. Si possono manifestare varie combinazioni di questi sintomi o magari uno soltanto: se l’ischemia avviene in un territorio cerebrale meno sensibile può anche non causare sintomi e passare inosservata.
    In molti casi l’ictus causa un danneggiamento permanente del tessuto nervoso con la conseguente permanenza dei sintomi, che possono comunque migliorare durante la terapia riabilitativa in quanto altre regioni cerebrali possono attivarsi per sostituire parzialmente la funzionalità persa. In altri casi, o nel caso siano possibili interventi farmacologici precoci, il flusso sanguigno si ristabilisce entro poco tempo, permettendo la sopravvivenza del sensibile e non rigenerabile tessuto nervoso. Una caratteristica importante di tutti i sintomi da ictus acuto è la loro manifestazione improvvisa.
    L’ictus cerebrale è quasi sempre conseguenza di una patologia cronica del sistema cardio-circolatorio come l’ipertensione arteriosa, l’arteriosclerosi o una malattia cardiaca. La prevenzione è la prima arma importante per combattere l’ictus, i cui fattori di rischio sono l’elevata pressione arteriosa, il diabete, l’obesità e il fumo di sigaretta.
    “In occasione di questa giornata” interviene il direttore generale Ulss 19 Giuseppe Dal Ben “annunciamo che sarà attivato, nella primavera del 2011, un programma di screening cardiovascolare a tutti i cittadini del Bassopolesine di età compresa tra i 45 e 59 anni, al fine di ridurre gli effetti invalidanti e la mortalità. In particolare, l’iniziativa intende misurare il livello del rischio cardiovascolare nella popolazione, aumentare le conoscenze e la percezione del rischio e attivare modelli di assistenza integrata per il contrasto dei fattori di rischio modificabili quali alimentazione, fumo e attività fisica”.

     


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