Oggi, Capaccio Paestum si trova al centro di una crisi politica che pone interrogativi cruciali sul futuro della comunità.
A solo poco più di sette mesi dalla proclamazione del sindaco Paolino, i segnali di instabilità all’interno dell’amministrazione si fanno sempre più evidenti. I suoi stessi sostenitori, che avevano contribuito alla sua vittoria, hanno tentato una manovra di sfiducia che, paradossalmente, ha trovato un’imprevisto testacoda nella minoranza, ad eccezione della consigliera Corradino.
La situazione è anomala: in una democrazia sana, quando un’amministrazione viene messa in discussione da parte della sua stessa maggioranza, la resa dei conti dovrebbe portare a dimissioni del sindaco e a un tentativo di reset delle cariche politiche. Tuttavia, ciò non accade a Capaccio Paestum. Qui, il mantenimento della poltrona sembra avere la priorità rispetto al benessere della città.
Questo comportamento è da attribuire a chi, temendo di non essere mai più rieletto, sta di fatto avviando un “mercato delle nomine” che non fa bene al comune di Capaccio Paestum.
Il sindaco Paolino ha rifiutato la richiesta di un reset della giunta (tecnica), avanzata dal gruppo di “maggioranza” guidato da Angelo Quaglia (più votato alle elezioni amministrative e forte di un consenso consolidato con la tornata delle regionali). Al contrario, ha deciso di strizzare l’occhio ai membri della minoranza, nei quali spera di trovare alleati per garantirsi una maggiore stabilità.
Ma cosa potrebbe significare tutto questo per Capaccio Paestum?
Siamo di fronte a un’era di tattiche politiche e manovre sottobanco, dove gli accordi fra le parti potrebbero portare a nomine discutibili, in cui assessori potrebbero essere scelti sulla base di favori reciproci piuttosto che per merito. La scelta di alcuni membri di astenersi dal votare la mozione di sfiducia non è stata casuale: hanno sostenuto il sindaco Paolino, avallando così una linea ambigua, che appare più come un tentativo di garanzia di permanenza sulla poltrona piuttosto che un impegno concreto verso i cittadini.
I cittadini di Capaccio Paestum hanno espresso chiaramente il loro desiderio alle urne: un netto “no” all’inciucio, ma ora assistiamo a una ripetizione di dinamiche politiche già viste in passato. Capaccio Paestum merita di essere amministrata da persone coerenti, degne e dotate di un profondo senso civico, qualità che sembrano mancare nell’attuale scenario politico.
Capaccio Paestum ha scelto di essere governata con stabilità e trasparenza. Se questa stabilità non può più essere garantita dall’attuale amministrazione, è fondamentale che siano i cittadini a riappropriarsi del potere decisionale, prendendo parte a nuove elezioni. Non si può consentire che il bene della comunità venga sacrificato sull’altare di interessi personali e giochi di potere.
Il futuro di Capaccio Paestum deve essere scritto dai suoi cittadini, in un contesto di rispetto e dignità. Ogni giorno che passa senza una guida chiara ed efficace è un giorno perso per il comune. La storia politica di Capaccio Paestum è a un bivio: continuare su un cammino di incertezze e compromessi o tornare a imboccare la strada della trasparenza, della coerenza decisionale e della responsabilità. È palese la direzione intrapresa da questa amministrazione, ma è imperativo che i cittadini seguano da vicino ogni sviluppo, affinché la loro voce non venga mai più ignorata, maltrattata e controvertita.
Ad oggi il voto finale ha sancito la non approvazione della sfiducia. Hanno votato a favore Quaglia, Ciliberti, Mastrandrea, Giuliano, Agresti, Scairati, Voza e Corradino. Contrari Paolino, Sabatella, Volpe e Renna. Fondamentali le astensioni dai banchi della minoranza di Delli Priscoli, De Riso, Ruggiero, Caramante e Mucciolo che fanno prender ossigeno determinante al sindaco Paolino.
L’amministrazione Paolino resta al comando di una nave visibilmente “fallata”, e la navigazione si preannuncia in burrasca…
Ai posteri l’ardua sentenza.
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