di Pierpaolo Picilli.
Frutta e verdura fanno bene e bisogna mangiarne cinque porzioni al giorno. E’ il ritornello che medici e nutrizionisti ripetono ossessivamente. Ma chi non possiede un orto tutto suo come può essere certo di non mangiare “veleni”? Nel rapporto annuale “Pesticidi nel piatto”, Legambiente riconosce gli sforzi fatti dal nostro Paese per un uso sostenibile dei fitofarmaci ma evidenzia, rispetto allo scorso anno, una maggiore presenza di campioni “multi residuo” (3 per cento in più rispetto al 2009), quelli nei quali sono contenuti contemporaneamente più residui chimici diversi.
TABELLE I campioni analizzati 1 – Le sostanze ammesse e quelle vietate 2
Verdura più inquinata. Secondo l’associazione ambientalista, che ha raccolto e confrontato dati provenienti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici regionali, a fronte di una lieve diminuzione dei campioni analizzati (8.560 contro gli 8.764 del 2009), la percentuale delle irregolarità si mantiene pressoché stabile e pari all’1,5% (era 1,2% nel 2008). Per la prima volta rispetto a quanto visto in passato, è la verdura a presentare le maggiori criticità, con l’1,3% dei campioni fuorilegge contro lo 0,8% del 2009.
Gli ortaggi superano anche la percentuale dei campioni irregolari riscontrati nella frutta che sono l’1,2%, dato in miglioramento rispetto allo scorso anno quando erano pari al 2,3%.Campioni “multi residuo”. Per la verdura, i dati sui residui multipli sono raddoppiati rispetto allo scorso anno, passando dal 3,5% del 2008 al 6,5% del 2009. Ma stavolta è la frutta a presentare una percentuale più alta (26,4%). Il 45% delle pere, il 43,8% dei campioni di uva, il 40,9% delle fragole contengono scorie di sostanze chimiche diverse, mentre gli agrumi, i piccoli frutti e l’uva sono da segnalare anche per la più alta concentrazione di irregolarità riscontrate.
Pane e vino. Segnano un aumento anche le irregolarità e i campioni multi residuo nella categoria dei prodotti derivati. Su un totale di 1435 campioni di prodotti derivati, il 2,7% risulta irregolare (era pari a zero lo scorso anno) e ben il 9,3% (+2,8% rispetto al 2008) presenta più residui. In particolare vino e pane sono i prodotti che presentano le principali irregolarità: rispettivamente dell’1,9% e dell’8,8%. Invece, miele e vino presentano il maggior numero di residui. Campioni da record. Anche quest’anno non sono mancati i cosiddetti campioni da record, prodotti considerati in regola ma che presentano contemporaneamente più sostanze chimiche i cui effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente sono ancora da verificare. Tra i casi più eclatanti, un campione d’uva bianca analizzato in Sicilia contenente 9 diversi residui di pesticidi, uno di pere campane che ne aveva 5 e uno di vino proveniente dal Friuli Venezia Giulia con 6 diversi residui.
Quest’anno, anche gli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZS) hanno sostenuto Legambiente nell’indagine considerando anche gli alimenti di origine animale. Sono risultati irregolari alcuni campioni di carni di coniglio e tacchino e di latte vaccino e ovino per la presenza di diossine.
Legambiente. “La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga – afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. Permane infatti il problema del cosiddetto multi residuo cioè, l’effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati oltre il termine fissato per lo smaltimento delle scorte”. Non esiste infatti un riferimento specifico nella normativa che stabilisca per i laboratori un termine temporale oltre il quale tracce, anche al di sotto del limite consentito di pesticidi revocati, come il Ddt, siano da indicare come irregolari.
Api e pesticidi, un caso emblematico. Secondo l’ultimo rapporto ‘Segnali ambientali 2010’ dell’Agenzia europea dell’Ambiente, nel corso degli ultimi vent’anni, le farfalle in Europa sono diminuite del 60%, mentre diverse specie di api selvatiche si sono già estinte e, nel resto del mondo, si sono decimate a causa di pesticidi, acari e malattie. Questo verdetto conclude una lunga disputa iniziata nel 1991, quando i fitofarmaci contenenti le molecole neonicotinoidi sono stati introdotti in Francia e sono stati osservati i primi effetti negativi. Per la moria di api del 2006 in Piemonte – si ricorda nel rapporto di Legambiente – il principale accusato è il Tiamethoxam, usato contro la flavescenza dorata sulla vite.Views: 2














